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Il Sentiero del Brigante - Un sentiero per tutti PDF Stampa E-mail

La storia

Nel 1985 il GEA - Gruppo Escursionisti d'Aspromonte - elaborava, per l’Aspromonte, un progetto culturale ed operativo che prevedeva, tra l’altro, la realizzazione di una rete di sentieri rispondente alle esigenze del moderno escursionismo che andava sempre più assumendo le caratteristiche di fenomeno di massa.

Nasceva in quegli anni, ad opera di appassionati ed esperti del settore, l'idea, suggestiva e ambiziosa a un tempo, di realizzare un sentiero che, senza soluzione di continuità, collegasse la Sicilia alle Alpi e all'Europa: il Sentiero Italia.

Il GEA, che aveva già realizzato oltre 70 chilometri di sentieri nel comprensorio di Gambarie, fece propria l'idea tramutandola presto in fatto operativo: tra il 1989 e il 1990 fu individuato e segnato il Sentiero del Brigante, un itinerario per escursionisti di lunga percorrenza in grado di collegare, lungo la via di crinale, l'Aspromonte alle Serre e alle altre montagne della dorsale appenninica.

Doveva essere quello, nelle intenzioni dell'Associazione, l'estremo tratto continentale del Sentiero Italia

Ma non fu così.

I promotori del Sentiero Italia, costituitisi in Associazione Sentiero Italia, preferirono realizzare, in Aspromonte, un itinerario, anch'esso di grande interesse storico, naturalistico e paesaggistico che, in cinque tappe, collega Montalto a Polsi e S. Luca per risalire poi ai Piani di Zervò dove si salda con il Sentiero del Brigante. Ed è a Zervò che il Sentiero Italia lascia, di fatto, l'Aspromonte per riapparire, un centinaio di chilometri più a nord, a Serra San Bruno.

Da Gambarie fino a Zervò, tra i tanti possibili itinerari, è stato scelto quello che si snoda a quote comprese tra i 1300 e i 1500 metri s.l.m. più interessante dal punto di vista naturalistico e paesaggistico.

Da Zervò verso il Passo della Limina, invece, è apparso subito chiaro che l'unica possibile via di collegamento era la via naturale di crinale, la cosiddetta Via Grande. Era quella, nei secoli passati, la via preferita dai briganti (da qui il nome Sentiero del Brigante) per sfuggire alle gendarmerie. Evitavano così i percorsi marini o di mezza

costa più urbanizzati e perciò più accessibili e insicuri .

Anche gli eserciti, in epoche remote, quando le coste erano impraticabili per gli acquitrini e la malaria, la preferirono per i loro spostamenti. Così come, da sempre, la preferirono pastori e vaticali.

Caratteristica del Sentiero del Brigante, al di là degli aspetti naturalistici e paesaggistici di assoluto rilievo, è quella di attraversare zone antropizzate e quindi in grado di offrire, nonostante il notevole ritardo che si registra in Aspromonte nel settore dell'escursionismo, servizi indispensabili e occasioni di approfondimento della storia e delle tradizioni locali.

Tra il 2 e il 7 luglio 1991 il GEA, nell'ambito delle iniziative volte a promuovere l'escursionismo in Aspromonte, ha organizzato, con il patrocinio del Ministero per l'Ambiente, un grande trekking - Tra l'Aspromonte e le Serre sul Sentiero del Brigante - che ha visto la partecipazione di cinquanta escursionisti, a piedi e a cavallo, provenienti da ogni parte d'Italia.

Nel 1994, con l'istituzione dell'Ente Parco Nazionale dell'Aspromonte, la sentieristica ha subito, in Aspromonte, una battuta d'arresto giustificata dall'esigenza di predisporre un organico piano dei sentieri e della loro fruizione. L'Ente Parco, tuttavia,  a riprova dell'importanza del "Sentiero del Brigante" ha ritenuto di dovere intervenire a più riprese per garantirne la fruibilità.

Le caratteristiche

Il "Sentiero del Brigante" è stato ideato come itinerario di lunga percorrenza per i numerosi escursionisti che, zaino in spalla, amano il viaggio a piedi.

Per questi escursionisti sono state individuate 9 tappe che tengono conto delle ore di marcia, dell'articolazione del territorio e delle sue peculiarità, della possibilità, a fine tappa, di rifornirsi di viveri, di consumare un pasto caldo e di trovare (non per tutte le tappe) rifugio per la notte.

Per le sue caratteristiche, prima fra tutte quella di attraversare aree antropizzate, il "Sentiero del Brigante" si presta ad essere percorso, a piccoli tratti, da chiunque abbia voglia di trascorrere una serena giornata, o solo alcune ore, a contatto con la natura.

Per questo motivo sono fornite, per ogni tappa, le informazioni utili (punti di intersezione con strade rotabili) per chi vuole trascorrere una serena giornata a contatto con la natura e con modesto impegno fisico.

 Le tappe

  • Prima tappa: da Gambarie a Carmelia

  • Seconda tappa: da Carmelia a Zervò (ex Sanatorio)

  • Terza tappa: da Zervò a Trepitò

  • Quarta tappa: da Trepitò al Passo del Mercante (Canolo Nuova)

  • Quinta tappa: dal Passo del Mercante al Passo della Limina

  • Sesta tappa: dal Passo della Limina a Mongiana

  • Settima tappa: da Mongiana alla Ferdinandea

  • Ottava tappa: dalla Ferdinandea a Serra San Bruno

  • Nona tappa: dalla Ferdinandea a Bivongi e Stilo

 

IL SENTIERO DEL BRIGANTE - prima tappa: da Gambarie ai Piani di Carmelia 

  • Altitudine: minima 1247 m., massima 1425 m.
  • Tempo di percorrenza: 4/5 ore
  • Difficoltà: E
  • Segnavia: rosso-bianco-rosso
  • Appoggi: alberghi, ristoranti, pizzerie, alimentari a Gambarie; rifugio Barca a Carmelia 
  • Intersezione con strade asfaltate:
          1) Gambarie, Terreni Rossi;
          2) strada di servizio alle piste da sci alle spalle del laghetto Rumia;
          3) strada asfaltata che si dirama dalla SS 183, dopo il ponte sul Vasì, da percorrere per circa 7 km;
          4) a 300 m dalle fontane di Carmelia in direzione sud.

Dalla Piazza Mangeruca di Gambarie (m.1304) ci si incammina, in direzione Nord-Est, lungo la SS 183 e, dopo qualche centinaio di metri, ci si immette, sulla destra, nel sentiero che attraversa il Bosco di Gambarie (Terreni Rossi).  Ai margini del Bosco,  prima della breve discesa verso la fiumara Saltolavecchia (m.1342), l'escursionista troverà, sulla destra, una sorgente d'acqua.

Si attraversa facilmente la fiumara e si risale per un breve tratto fino alla strada asfaltata che serve le piste da sci realizzate da qualche anno.

Si piega a sinistra lungo l'asfalto e, dopo un centinaio di metri, ci si immette, sulla destra, superando un dislivello di pochi metri, nel sentiero che si snoda nella faggeta a ridosso del laghetto Rumia. Si prosegue in direzione nord-est, superando più di un ruscello, fino ai Piani Quarti (m.1343) dove il sentiero interseca la strada sterrata che, sulla destra, sale verso l'Acqua della Face e il sentiero che, sulla sinistra, scende verso Scilla lungo la cosiddetta via della neve.

Ai margini dei Piani alcune vecchie costruzioni in pietra sono tutto quello che resta dell'Azienda Versace. Si prosegue in salita per un breve tratto quindi, abbandonato il sentiero principale, si piega a sinistra per superare, grazie ad un ponticello in legno, e dopo una breve discesa, il ruscello che corre nel Vallone delle Serre. Dopo alcune centinaia di metri di saliscendi si interseca l'antica strada, in parte acciottolata, che sale verso i cosiddetti Monumenti di Nino Martino.

Subito dopo si lasciano, sulla sinistra,  i Piani Vadi (m.1362) e il sentiero che conduce al mausoleo di Garibaldi. Alla prima biforcazione, dopo la sorgente detta Acqua del Monaco (m.1425), si piega a sinistra per seguire il sentiero di mezza costa fino a quando, sempre sulla sinistra, si imbocca una vecchia camionabile, un tempo utilizzata per il taglio del bosco, che scende ripidamente a valle fino alla strada sterrata che dal mausoleo di Garibaldi si inoltra verso il ponte dell'Albara (m.1341). Si attraversa e ci si immette nella strada sterrata, anch'essa aperta per il taglio del bosco, che scende fino al Passo delle Due Fiumare (m.1247) caratterizzato da un pittoresca caduta d'acqua dovuta allo sbarramento artificiale realizzato per alimentare la condotta d'acqua che serve la centrale idroelettrica del Vasì da poco ristrutturata. A monte dello sbarramento si incontrano e si fondono la fiumara Vasì e quella del Cervo (Passo delle due Fiumare).

Superata la fiumara Vasì e, subito dopo, la fiumara del Cervo, ci si inerpica lungo il sentiero che, ben presto, si immette in una più comoda strada sterrata di mezza costa. La si segue, piegando a sinistra, per un breve tratto fino a quando, alla prima biforcazione, si piega a destra per raggiungere, dopo avere superato un ruscello, i piani di Melia (m.1350) caratterizzati da una piacevole radura.

Si prosegue in direzione Nord-Est, evitando l'antica strada acciottolata che sale verso Pietra Tagliata e si dirama poi verso l'Aspromonte orientale. Si attraversa un ruscello e si prosegue fino a quando, superata una radura a ridosso di secolari alberi di pino, il sentiero scende dolcemente fino ad un secondo ruscello.  Si prosegue per qualche centinaio di metri prima di incrociare, nei pressi di un ruscello, una piccola strada asfaltata a poche centinaia di metri dai Piani di Camelia (m.1305) animati, nella buona stagione, da agricoltori, pastori e villeggianti.

A Carmelia ci si può rifornire d'acqua, si può allestire il campo, si può pernottare, se preventivamente autorizzati, al Casello della Forestale, si può, infine, consumare un ottimo pasto e pernottare presso il  rifugio Barca.

Superato il ruscello si sale sulla destra fino ad immettersi in una strada sterrata: é questo il punto (m.1321) in cui il "Sentiero del Brigante" interseca quello che da Bova conduce a Delianuova.

 

IL SENTIERO DEL BRIGANTE - seconda tappa: da Carmelia a Zervò (Sanatorio)

  • Altitudine: minima 1158 m., massima 1490 m.
  • Tempo di percorrenza: 4/5 ore
  • Difficoltà: E
  • Segnavia: rosso-bianco-rosso
  • Appoggi: trattoria, ostello (in estate) a Zervò
  • Intersezioni con strade asfaltate:

                        1) strada per i Piani di Junco a poche centinaia di metri dall'incrocio di monte Fistocchio

                        2) strada Carmelia-Zillastro all'altezza di Croce Toppa

                        3) Zervò

Lasciata Carmelia (m.1305) in direzione Sud si ritorna al punto in cui il sentiero Delianuova - Bova interseca il Sentiero del Brigante. Si piega a sinistra per risalire lungo le pendici della montagna seguendo prima un vecchia strada sterrata e poi un sentiero, appena accennato, che porta verso il basso crinale di monte Cannavi.

Giunti quasi in sommità si prosegue, sempre a sinistra, fino ad incrociare, a poche decine di metri dalla sorgente Le Fontanelle, la strada sterrata che, da Portella di Mastrangelo (m.1438), scende verso Camelia. Attraversata la strada si imbocca il sentiero che scende dolcemente e subito dopo risale fino ad incrociare la strada asfaltata che dai Piani di Junco  sale verso monte Fistocchio ( Si consiglia una breve deviazione per guadagnare la vetta di monte Fistocchio dalla quale si può godere di incantevoli scorci panoramici. Si sale lungo la strada asfaltata e in prossimità dell'incrocio con la strada di cresta si sale sulla sinistra fino in cima).

Si attraversa e si prosegue a mezza costa lungo le pendici di monte Fistocchio fino a quando, al Passo della Cerasara, il sentiero lambisce la strada asfaltata che da Montalto scende verso monte Scorda e San Luca.

Si prosegue, scendendo lungo una vecchia camionabile, fino alla Croce Toppa, una piccola croce in ferro situata su un terrapieno ai margini della strada asfaltata che da Camelia conduce a Zervò.

Si segue la strada asfaltata fino a quando, sulla sinistra, non appare, ai Piani di Zervò (m.1158), l'imponente struttura del Sanatorio.

Il Sanatorio, realizzato per accogliere i malati di tubercolosi, fu inaugurato il 28 ottobre 1929 ma dopo pochi anni, a causa del clima freddo-umido della zona, poco compatibile con le esigenze dei malati, cessò di svolgere la propria funzione e fu abbandonato. Col tempo la struttura, costituita da nove padiglioni, è stata danneggiata dalle intemperie e dagli uomini.

Alcuni padiglioni, ristrutturati negli anni passati, avrebbero dovuto accogliere una scuola del Corpo Forestale dello Stato e un ostello della gioventù. Ma il progetto non ha avuto un seguito.

Da oltre dieci anni l'intera struttura e le zone adiacenti sono state rivitalizzante grazie all'impegno della Comunità Incontro di Don Gelmini. Alcuni padiglioni sono stati destinati all'attività della Comunità, altri invece ad ostello (non sempre aperto).

 

IL SENTIERO DEL BRIGANTE - terza tappa: da Zervò (Sanatorio) a Trepitò

  • Altitudine: minima 760 m., massima 1158 m.
  • Tempo di percorrenza: 4/5 ore
  • Difficoltà: E
  • Segnavia: rosso-bianco-rosso
  • Appoggi: albergo, ristorante, trattorie, alimentari a Trepitò
  • Intersezioni con strade asfaltate:       

                        1) incrocio SS 112 al Crocefisso dello Zillastro;

                        2) strada Molochio-Trepitò a m.400 dall'incrocio con la strada di cresta.

Ad un centinaio di metri dal Sanatorio (m.1158), lungo la strada sterrata che scende verso Santa Cristina d'Aspromonte, si piega a destra per immettersi nel sentiero che si snoda dolcemente tra i boschi superando, di tanto in tanto, ruscelli dalle limpide acque.

Ben presto si raggiungono e si attraversano le pinete di Piano dello Zillastro (m.1099) caratterizzate da ampie vie tagliafuoco e dal Casello Forestale Zillastro che si lascia sulla sinistra prima di intercettare la Statale 112 che collega Bovalino (mare Jonio) a Bagnara Calabra (mare Tirreno) nel punto in cui un grande Crocefisso veglia sui viandanti (m.1050).

Si attraversa l'asfalto e si riprende il sentiero che si snoda nel bosco passando accanto al monumento che ricorda i caduti dello scontro tra le truppe italiane del battaglione Nembo e quelle canadesi nel corso dell'ultimo conflitto.

Si prosegue poi in pianura per alcune centinaia di metri, costeggiando fittissime pinete, fino a quando il sentiero scende repentinamente, in uno scenario di primordiale bellezza, fino alla valle dell'Uomo Morto (m. 760) caratterizzata da rigogliosa vegetazione favorita da un eccezionale microclima.

Si supera la fiumara, che corre in fondo alla valle tra la folta vegetazione e, dopo averla costeggiata per un breve tratto, si risale per la località Serro Lungo fino ad intersecare la strada asfaltata che scende a Molochio. Tutt'intorno il bosco di Trepitò (m.1016).

Per chi intende sostare: si segue l'asfalto fino al villaggio Trepitò e al belvedere di monte Caturella (m. 917) da dove, con un solo sguardo, si abbraccia la Piana di Gioia Tauro con gli innumerevoli paesi in essa adagiati e, in lontananza le isole Eolie. Nei pressi del villaggio è possibile allestire il campo o pernottare in albergo. Si può anche consumare il pasto in trattoria.

 

IL SENTIERO DEL BRIGANTE - quarta tappa: da Trepitò al Passo del Mercante (Canolo Nuovo)

  • Altitudine: minima 917 m., massima 1032 m.
  • Tempo di percorrenza: 4/5 ore
  • Difficoltà: E
  • Segnavia: rosso-bianco-rosso
  • Appoggi: ostello, ristorante a Zomaro; ristoranti, alimentari a Canolo
  • Intersezioni con strade asfaltate:                      

                        1) Villaggio Moleti;

                        2) Passo Cancello;

                        3) Zomaro;

                        4) Passo del Mercante a 2 km da Canolo Nuovo.

Attraversata la strada asfaltata si prosegue, in pianura, lungo il sentiero che conduce alle cosiddette case di Ciminà, piccolo villaggio residenziale che si anima nel periodo estivo.

Il sentiero attraversa il villaggio e prosegue con una strada sterrata,  caratterizzata dai pali della pubblica illuminazione, che ben presto cede il posto ad un più gradevole sentiero che si snoda lungo il Piano Vaccarizzo (m.1032) prima si scendere ripidamente fino al Passo Cancelo (m.948).

Al passo è necessario superare il ponte in asfalto per riprendere, sulla sinistra, il sentiero che prosegue, sempre in pianura, verso il villaggio Zomaro.

Superato il laghetto artificiale, al Piano Stempato, si prosegue per un breve tratto, lasciando sulla sinistra il sentiero che porta alla fonte dell'Acqua Bianca, al villaggio Zòmaro e quindi a Cittanova. Si attraversa la strada asfaltata e poi si prosegue, in direzione Nord, tra fitte pinete.

Quando il sentiero incrocia la strada asfaltata che collega Locri a Cittanova l'escursionista si trova nei pressi del Passo del Mercante (un centinaio di metri a monte) nodo importantissimo, nel periodo magnogreco e fino ad epoca recente, per i commerci tra il versante ionico e quello tirrenico (m.952).

E' questa una zona di grande interesse archeologico in virtù della scoperta di resti di fortificazioni, che alcuni studiosi ritengono di epoca romana.

Il territorio tra lo Zòmaro e il passo del Mercante, secondo una ricostruzione di Domenico Raso, fu teatro, negli anni 72 e 71 a.C., di un importante evento storico. Rifacendosi alla testimonianza di Plutarco lo studioso ha localizzato, in tale zona, le cosiddette Fortificazioni di Spartaco che servirono al proconsole romano Marco Licinio Crasso per arginare e bloccare il ribelle Spartaco che, col suo esercito di schiavi, risaliva verso Roma.

Dopo avere attraversato la strada asfaltata si prosegue, tra le pinete di Piano Maschera, fino ad incontrare, ancora una volta, l'asfalto (m.940). Piegando a destra, dopo circa due chilometri, si raggiunge Canolo Nuova (m.890) dove ci si può rifornire di generi alimentari o consumare il pasto presso il locale ristorante. Nei pressi del paese si può allestire il campo.

 

IL SENTIERO DEL BRIGANTE - quinta tappa: dal Passo del Mercante (Canolo Nuovo) al Passo della Limina

  • Altitudine: minima 822 m., massima 960 m.
  • Tempo di percorrenza: 3/4 ore
  • Difficoltà: E
  • Segnavia: rosso-bianco-rosso
  • Appoggi: ristoranti al Passo della Limina
  • Intersezioni con strade asfaltate:

                        1) strada di cresta per S. Giorgio Morgeto all'altezza del Casello Forestale Barca;

                        2) strada S. Giorgio Morgeto-S. Todaro all'altezza dei Piani Mortelle;

                        3) Piani della Limina.

Lasciato il paese di Canolo Nuovo (m.890) si segue, per circa due chilometri, la strada asfaltata che sale verso il Passo del Mercante. Quando questa si biforca ci si immette nel sentiero che si snoda in direzione Nord immerso tra i boschi.

Al Casello Forestale Barca (m.950) si piega a destra per seguire la strada sterrata che sale, quasi rettilinea, verso la strada asfaltata che è necessario attraversare per guadagnare il sentiero che si sviluppa in una fitta pineta.

Quando il sentiero esce allo scoperto si piega a sinistra per seguire la strada sterrata fino ai Piani Mortelle (m.960). Si attraversa, avendo cura di tenersi sulla sinistra, a ridosso degli alberi, la zona pianeggiante e quindi si scende dolcemente fino ad incrociare e attraversare una strada asfaltata (m.882).

Il sentiero, dopo una brevissima salita, piega a sinistra per snodarsi alla sommità di una formazione di arenaria fino in vista del passo della Limina avendo sempre, alla sua sinistra, ma più in basso, la strada asfaltata di crinale.

Quando appare alla vista un paesaggio inusuale, quasi alpino, si guadagna, con una breve e ripida discesa, la strada asfaltata che conduce al Passo (m.822).

Il toponimo Limina, dal latino limen, sta ad indicare, per alcuni studiosi, il punto in cui finisce l'Aspromonte e cominciano le Serre. E il Passo della Limina segna anche il confine settentrionale del Parco Nazionale dell'Aspromonte.

 

IL SENTIERO DEL BRIGANTE - sesta tappa: dal Passo della Limina a Mongiana

  • Altitudine: minima 822 m., massima 1131 m.
  • Tempo di percorrenza: 6/7 ore
  • Difficoltà: E
  • Segnavia: rosso-bianco-rosso
  • Appoggi: albergo, ristoranti, alimentari a Mongiana
  • Intersezioni con strade asfaltate:

                        1) strada asfaltata Passo della Limina-Fabrizia all'altezza di Monte Seduto;

                        2) strada Croce Ferrata - Fabrizia a circa 2 km dal Passo dell'Abate.

Al Passo della Limina (m.822) il Sentiero del Brigante lascia definitivamente l'Aspromonte per inoltrarsi nelle Serre Vibonesi. Ci si incammina lungo la strada asfaltata che porta alla diga sul Metramo, sopra Galatro.

Superato il bivio per Giffone si lascia l'asfalto per immettersi, sulla destra, nel sentiero che corre in una incantevole valle caratterizzata da fitti boschi e da ruscelli dalle acque limpide.

Quando il sentiero intercetta la strada sterrata si piega a sinistra e si segue quest'ultima per salire, dolcemente, fino alle pendici di Monte Seduto (m.1143) e alla strada che corre nei pressi della vetta.

Si percorre la strada asfaltata che presto si biforca. Subito dopo ci si immette nell'agevole sentiero che si snoda lungo il crinale scendendo prima dolcemente e subito dopo decisamente. Si attraversa un piccolo corso d'acqua, affluente del Metramo, si prosegue in leggera salita per qualche centinaio di metri e si prosegue quindi in pianura nell'ampia vallata del Metramo. Si piega a sinistra alla prima biforcazione e a destra alla seconda nei pressi di un piccolo corso d'acqua. A questo punto il sentiero, immerso nella faggeta, sale fino alla linea di displuvio dove intercetta la strada sterrata che dalla località Faggio dell'Orologio conduce a monte Crocco.

Si piega a sinistra e dopo poco a destra per scendere fino alla strada asfaltata che scende da Croce Ferrata conduce a Fabrizia.

Si attraversa l'asfalto per immettersi in un delizioso sentiero che porta alle case sparse della Contrada Angelella (m.951). Dopo pochi minuti, procedendo lungo un sentiero caratterizzato dai solchi lasciati dalle "toppe", appare Fabrizia (m.963), tipico paese di montagna patria di boscaioli e carbonai.

Si attraversa il Paese e, in prossimità delle ultime case, ci si immette nel sentiero che attraversa zone ricche di colture, terrazzamenti e masserie. Superato un ponticello in legno si sale per un breve tratto fino alla Contrada Santa Maria (m.873) e quindi, dolcemente, si scende a valle. Lungo questo tratto del sentiero si potranno osservare le fumanti carbonaie.

Giunti al fiume Allaro lo si attraversa per inerpicarsi, subito dopo, lungo il sentiero che, ben presto, si perde tra le case basse di Mongiana (m.922).

Mongiana, in posizione di equidistanza tra la costa ionica e quella tirrenica, è nata e si è sviluppata come centro abitativo delle maestranze impiegate nelle Regie Ferriere. Nelle Serre, ricche d'acqua e di boschi d'alto fusto, già ai tempi di Fieramosca funzionavano officine di fusione e lavorazione del ferro.

I Borboni potenziarono le ferriere di Mongiana e nel 1782 le officine furono rimodernate sia nella tecnologia che nell'aspetto amministrativo ed organizzativo. Con l'unità d'Italia le Regie Ferriere ridussero gradatamente la produzione fino a fermarsi definitivamente nel 1873.

L'economia della zona ne risentì e gli abitanti furono costretti ad emigrare oppure a trasformarsi da specialisti manipolatori del ferro in braccianti agricoli.

La fabbrica, interessata da importanti lavori di recupero e restauro, è una eccezionale testimonianza di architettura industriale.

Oggi Mongiana è un centro agricolo e deve la sua importanza all'Azienda del Corpo Forestale dello Stato con i suoi parchi, le sue caratteristiche baite, il suo museo naturalistico e i suoi allevamenti di daini, mufloni, cinghiali e cavalli di razza avelignese e murgese.

 

IL SENTIERO DEL BRIGANTE - settima tappa: da Mongiana alla Ferdinandea

  • Altitudine: minima 922 m., massima 1390 m.
  • Tempo di percorrenza: 3/4 ore
  • Difficoltà: E
  • Segnavia: rosso-bianco-rosso
  • Appoggi: in caso di necessità maestranze dell'Azienda boschiva della Ferdinandea
  • Intersezioni con strade asfaltate:

                        1) strada Serra San Bruno-Stilo a circa 100 m dalla Casa Cantoniera di monte Pecoraio;

                        2) Ferdinandea.

Dalla piazza di Mongiana (m.922) si raggiungono le case alte del paese per intercettare il sentiero che, superato il fiume Allaro, si inerpica, tra boschi rigogliosi, fino al passo di Pietraspada (m.1390).

Superato il passo (si incrocia in questo punto l'asfalto) si prosegue in discesa, lasciando sulla sinistra la cima di monte Pecoraro (m.1423), lungo un sentiero che scende, quasi rettilineo, tra piante di alto fusto, fino alla Ferdinandea (m.1061).

La Ferdinandea è una tenuta che si estende, per circa 3.600 ettari, nei territori dei Comuni di Stilo, Bivongi, Brognaturo, Mongiana e Serra San Bruno.

Interamente coperta di boschi di alto fusto (predomina l'abete e il faggio, ma significativa è la presenza del pino, del castagno, della quercia, del pioppo e di altre numerosissime essenze) si sviluppa, in altitudine, dagli 800 m. ai 1400 m. s.l.m. alternando dolci profili a profonde fenditure che accolgono le acque dei numerosi corsi d'acqua che nella tenuta hanno origine.

L'interesse naturalistico e paesaggistico del luogo va di pari passo con quello storico.

Per iniziativa dei Borboni sorse, nelle Serre, un centro siderurgico con due opifici, a Mongiana e alla Ferdinandea, che lavoravano il minerale di ferro proveniente dal giacimento nord orientale del Monte Stella.

Il complesso urbanistico della Ferdinandea, comprendente il villino di caccia, la ferriera, la caserma, le scuderie e le stalle, si fa ammirare, ancora oggi, per l'architettura e le opere di ingegneria.

I fabbricati, alcuni dei quali in ottimo stato di conservazione, altri offesi dalle intemperie e dall'incuria dell'uomo, hanno ospitato, nel periodo di maggior fulgore circa 300 addetti.

Nell'ampio cortile del fabbricato principale si può ancora ammirare la fontana con vasca di forma ovale, il busto in granito locale di Ferdinando di Borbone e il monumento alla palla di cannone.

 

IL SENTIERO DEL BRIGANTE - ottava tappa: dalla Ferdinandea a Serra San Bruno

  • Altitudine: minima 792 m., massima 1414 m.
  • Tempo di percorrenza: 4/5 ore
  • Difficoltà: E
  • Segnavia: rosso-bianco-rosso
  • Appoggi: alberghi, ristoranti, alimentari a Serra San Bruno
  • Intersezione con strade asfaltate: alla Ferdinandea e a Serra San Bruno

Lasciata la Ferdinandea (m.1061) ci si immette nella strada sterrata che si inoltra nel bosco alle spalle della costruzione. Si supera il fiume Stilaro e si prosegue in leggera salita, in direzione Nord, avendo cura di evitare le stradine che si diramano sulla destra.

Dopo avere percorso circa due chilometri e superato alcuni ruscelli si lascia la strada sterrata (m.1142) per proseguire, verso sinistra, lungo un gradevole sentiero che prima dolcemente, poi decisamente, sale verso Monte Pietra del Caricatore (m.1414).

La parte sommitale della montagna, ricca di pietra granitica, è caratterizzata dall'incrocio di quattro importanti sentieri. Venivano un tempo utilizzati per trasportare a valle la pietra che, modellata da sapienti scalpellini, adorna, ancora oggi, la Ferdinandea e gran parte delle costruzioni di Serra San Bruno compresa la Certosa.

A poche decine di metri dall'incrocio, nascosto da alberi di faggio, il vecchio punto trigonometrico costituito da una piramide in pietra di circa otto metri d'altezza con al vertice un cilindro.

Ritornando sui propri passi si piega a sinistra e si scende, dolcemente, in un silenzio irreale, lungo il sentiero di crinale caratterizzato, di tanto in tanto, dall'emergere di rocce granitiche.

Si prosegue sempre in discesa, piegando a sinistra, lungo un altro sentiero di crinale che guarda Serra San Bruno fino a quando, alla prima biforcazione, si piega a destra. Si supera dopo un centinaio di metri, un ruscello che corre a ridosso della località detta Le Mandrie (m.1050), caratterizzata dall'assenza di alberi, da due pannelli ripetitori e da una distesa di ginestre che, nel periodo primaverile, tingono la montagna di giallo.

Si segue a questo punto la strada sterrata e asfaltata nel tratto terminale che scende decisamente verso il torrente Ancinale e Serra San Bruno (m.792).

La storia di Serra San Bruno, il più importante centro abitato delle Serre, va di pari passo con quella della Certosa fondata da Brunone di Colonia nel secolo XI. Il primo nucleo fu infatti costituito, attorno all'anno 1094, da famiglie di operai e guardaboschi che lavoravano nei vasti possedimenti concessi a Brunone da Ruggero il Normanno.

Successivamente, grazie alla ricchezza di risorse naturali ma anche al richiamo che la Certosa rappresentava per artisti italiani e stranieri, Serra San Bruno si arricchì di scalpellini, fabbri e artigiani di valore. I palazzi del centro storico, le chiese, ma anche le costruzioni più sobrie sono la viva testimonianza del sapiente uso della pietra granitica, del ferro e del legno.

La creazione, ad opera dei Borboni, di un importante centro siderurgico, con opifici a Mongiana e alla Ferdinandea, contribuì a mantenere viva e ad alimentare l'economia del luogo nonostante il terremoto del 1783 che distrusse anche la Certosa.

Risale a quel periodo la ricostruzione e il restauro delle pregevoli Chiese che conservano importanti opere provenienti dalla stessa Certosa.

Con l'unità d'Italia si registra il crollo del sistema produttivo delle Serre e il declino di Serra San Bruno e della ricostruita Certosa i cui padri, nei secoli, avevano conquistato e mantenuto un grande prestigio.

Oggi la Certosa ospita pochi monaci che vivono in rigorosa clausura in una cornice paesaggistica che conserva ancora il fascino del tempo.

 

IL SENTIERO DEL BRIGANTE - nona tappa: dalla Ferdinandea a Bivongi e Stilo

  • Altitudine: minima 276 m., massima 1061 m.
  • Tempo di percorrenza: 3/4 ore
  • Difficoltà: E
  • Segnavia: rosso-bianco-rosso
  • Appoggi: ospitalità diffusa, ristoranti, alimentari a Bivongi; alberghi, ristoranti, alimentari a Stilo
  • Intersezione con strade asfaltate: a Bivongi

Lasciata la Ferdinandea (m.1061) si attraversa il torrente Stilaro, che scorre alle sue spalle, e ci si incammina, piegando a destra alla prima biforcazione, lungo il sentiero che lo costeggia. Dopo un breve tratto in discesa il sentiero prosegue a mezza costa con ai margini la condotta d'acqua che alimentava la centrale idroelettrica di Bivongi.

Si supera una breve galleria scavata nella roccia e, dopo un breve tratto, si aggira una seconda galleria prima di giungere ad un punto panoramico caratterizzato da alcune costruzioni in pietra (m.990) e da una vecchia e diruta costruzione in legno dove convergono i tubi della condotta che da questo punto diventa forzata e scende ripidamente a valle verso la vecchia centrale.

Il sentiero segue per alcune centinaia di metri la condotta, poi la abbandona definitivamente per seguire la linea di crinale. Suggestivi sono, in questo tratto, gli scorci panoramici: il sentiero, infatti, si affaccia sia sulla vallata del torrente Ruggero sia su quella dello Stilaro con le sue spettacolari cascate.

Una fitta macchia mediterranea caratterizza l'ultimo tratto del sentiero che raggiunge il letto dello Stilaro un centinaio di metri a valle delle cascate del Marmarico (m.442).

Nel periodo estivo si consiglia un bagno ristoratore nella grande pozza alla base delle cascate.

Si segue quindi il torrente e i sentieri che lo costeggiano fino a quando, attraversato definitivamente

lo Stilaro lungo uno stretto camminamento in cemento, ci si immette nella strada sterrata che porta a Bivongi (m.276). (Per chi lo desidera: dopo avere percorso per un buon tratto la strada sterrata si piega a sinistra alla prima biforcazione e si scende fino allo Stilaro. Si prosegue lungo il fiume, quasi sempre sulla sinistra. Si passa sotto un arco sul quale scorre l'acqua di una condotta e  in breve si arriva ai Bagni di Guida. Da qui, proseguendo lungo il fiume, si raggiunge l'abitato di Bivongi.

Da Bivongi, lungo la strada asfaltata e le strette vie del paese, si possono raggiungere, in brevissimo tempo, Pazzano (m.410) e Stilo (m.400).

Bivongi, adagiato in una verde conca tra le fiumare Melodari e Stilaro, affonda le sue radici nella Magna Grecia. Sarebbero stati infatti i superstiti dell'antica città di Kaulon a sistemarsi in questa vallata.

Fu Casale della Certosa di Santa Maria del Bosco e il suo centro storico, antichissimo e ben conservato, è caratterizzato da anguste viuzze sulle quali si affacciano le abitazioni attaccate quasi sempre le une alle altre.

Nei pressi di Bivongi, unico esemplare di architettura bizantino-normanna, sorge il Monastero di San Giovanni Theresti (XI sec.) restaurato di recente e restituito al culto.

Pazzano è stato un importante centro minerario. La sua storia, il suo sviluppo e la sua decadenza vanno di pari passo con lo sfruttamento delle miniere iniziato in epoca remota e protrattosi fino ai primi anni di questo secolo. Anche nel territorio di Pazzano è stata forte la presenza dei monaci basiliani.

L'eremo di Santa Maria della Stella, ricavato in una grotta naturale (m.682) ed il Convento, di epoca successiva, sono ancora oggi meta di pellegrinaggio e di preghiera.

Stilo, fondata nel VII secolo dai profughi di una città marittima distrutta dagli arabi, è stato, per tutto il Medioevo, un importante centro di vita monastica e culturale. Il suo figlio più illustre, Tommaso Campanella, è stato filosofo tra i più insigni ed autorevoli.

Il centro storico del paese conserva monumenti architettonici di notevole rilievo: la Chiesa di San Francesco, tardo barocca; la piazza di San Giovanni Theresti, sulla quale si affacciano l'ex Monastero dei Liguorini e la Chiesa di San Giovanni Theresti; la Chiesa di San Giovanni da Tolentino; la Chiesa di San Domenico, opera di vaste proporzioni, con annesso il Convento in cui visse Tommaso Campanella; il Duomo, la cui costruzione risale al XIII-XIV secolo.

Un pò fuori dal centro abitato, verso il Monte Consolino (m.701) che domina Stilo con i resti del castello Normanno, l'escursionista troverà uno dei monumenti più importanti dell'intera regione: la Cattolica.

Si tratta di una piccola Chiesa Bizantina del X secolo, perfettamente conservata, che riproduce un tipo di architettura frequente negli edifici sacri del Peloponneso, dell'Armenia, della Georgia e dell'Anatolia dove, peraltro, non esistono testimonianze architettoniche così ben conservate.

 

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