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VIAGGIO D'AUTUNNO PDF Stampa E-mail

lilla4.jpgdi Lilla Sturniolo

Rieccoci. Questa volta l'Aspromonte ci parla con la sublime vetta di Montalto. Vi arriviamo per gli inconsueti, misteriosi verdi viali che le nostre guide ci invitano a percorrere. La pace che respiriamo e l'umidore fresco che emana dal fogliame ci fa un po' rabbrividire. E' il 26 d'Ottobre, una domenica, l'ennesima, di un'escursione breve ma intensa. La poderosa salita iniziale comincia da subito a temprare il corpo; lo spirito ancora non ha parole sue e voli, ma solo la folla di colori, lo stupore ripetuto del bosco d'autunno. Siamo circondati da un incanto fiabesco di miliardi di policromìe rosse, rugginose, pallide e fragili. Nevicano su di noi come lievissima pioggia. E sono le dita leggere del vento che solleticano l'arpa adagiata su di ogni ramo.Questa estrema dolcezza autunnale è struggimento, abbandono e contemplazione. A volte la nebbia dipana il suo velo di fata; appare e dispare improvvisa, negli anfratti più oscuri del bosco, fra gli albi sassi ricoperti d'un muschio smeraldino e vivo. A volte, copre misericordiosa tutto intorno e di colpo non v'è più terra, nè cielo: un infinito mistero ci abbraccia col suo silenzio bianco. Da alcuni scorci la vediamo salire con le sue diafane ali e perdersi verso un cielo indecifrabile, portandosi via gli ultimi residui di ciò che erano i nostri pensieri, le preoccupazioni moltiplicate dalla nostra cecità, il dolore. La terra madre ci rigenera nel fitto del suo ventre ricco e lussureggiante di armonie irripetibili, tanto sono soavi.Camminiamo, e non importano le salite, il respiro corto, il sudore: tutto è serenità e quiete, adesso noi siamo solo questo.Arriviamo in vetta, accolti dalle braccia del Redentore. Come noi, avanza col Suo passo di viandante. E' un fratello che reca la Sua croce, il Suo vessillo ed il Suo tormento, simile a quello che ognuno di noi reca custodito nel cavo cristallo del cuore. A poca distanza dal celeste Viaggiatore, la Pietra del Gea: un blocco strappato alle asperità di Leucopetra e cinque cerchi concentrici di bronzo, con una splendida cuspide a stella. E' una rosa dei venti, per non smarrire la via, per trovare la strada giusta, per aprire un passaggio che prima di tutto è Aspromonte, poi Calabria, e Mediterraneo ed Europa e mondo. Sette stelle sono incise sull'ultimo cerchio, a Nord: il Carro e la sua stella polare, per chiunque, giunto fin qui, volesse sollevare lo sguardo e non sentirsi completamente perduto.E il cielo d'Ottobre vuole donarci ancora, attraverso queste sue nubi vaporose, sprazzi eterei di luce grigio-opalina. Mentre lo guardo, l'immensità mi discioglie e non riesco più a percepire alcuna parola. L'azzurro è così puro... Cerco con tutte le mie forze il silenzio della selva, ed il mio. Ora si, tutto tace in noi, siamo protesi solo all'ascolto di quanto ci circonda. Ed è allora che lo spirito umano diventa la tiepida carezza del vento, la danza volteggiante delle foglie, il frullare improvviso delle ali di un uccello ed il suo verso canoro. Ora lo sguardo scopre, simile al volo dei rapaci, lo strapiombo dei massicci che fa intimorire e gioire per quel nostro essere così piccoli, così poca cosa dinanzi a quel vallo colossale.La ripida e tortuosa discesa fino ad Oppido si compie in quello scenario grandioso, dove i monti dominano ed il cielo d'acqua scende piano in piccolissime gocce su di noi. Come non amarti, come poterti obliare mai, ardita terra di Calabria?
 

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