Introduzione al G.E.A.

Samo - Montalto
Samo - Montalto
Serra Petrulli, nei pressi del Mausoleo di Garibaldi, è stata, negli anni della giovinezza, la nostra meta preferita per il soggiorno in montagna.

Le giornate, al campo, trascorrevano serenamente secondo ritmi consueti: vita all'aria aperta, gioco, primi contatti con una natura ancora incontaminata. Per i più grandi d'età arrivava, d'un tratto, il giorno più atteso e più temuto: quello dell'escursione notturna, naturalmente a piedi, con destinazione Montalto.

Dedicammo il pomeriggio ai preparativi: l'attrezzatura non era sofisticata come quella di oggi e contenere il peso dello zaino era un'impresa.

La nostra guida dispensava consigli e raccomandazioni e poi ripeteva: "quando, dopo avere marciato tutta la notte, arriveremo a Montalto e vedremo il sole fare capolino all'orizzonte in un cielo pieno di colori, ogni fatica sparirà d'incanto".

Il cielo era stellato e le torce elettriche pronte a guidare i nostri passi, c'incamminammo così tra i festosi saluti di chi restava al campo lasciandoci alle spalle il suono, sempre più indistinto, delle loro voci. Stranamente quelle voci, con il trascorrere del tempo, non accennavano a spegnersi tanto da farci compagnia per tutta la notte: al primo chiarore dell'alba scoprimmo che la nostra "esperta" guida ci aveva fatto girovagare per la montagna e che ci trovavamo ancora vicini al punto di partenza.

Montalto - Il Redentore
Montalto - Il Redentore
Quando arrivammo a Montalto il sole era già alto sopra l'orizzonte. La statua bronzea del Redentore, martoriata dai fulmini, si stagliava nell'azzurro del cielo. In basso, in tutte le direzioni, un mondo a noi sconosciuto: l'Aspromonte.

Abbiamo ripercorso molte altre volte, zaino in spalla, il sentiero che porta a Montalto.

I rumori del bosco, il cielo stellato, il silenzio irreale, il vento pungente hanno accompagnato il nostro cammino e stimolato la nostra fantasia.

Ci accompagnava anche la non simulata preoccupazione dei nostri genitori e l'immagine, a noi del tutto estranea, che dell'Aspromonte dava la stampa scritta e parlata: quella di una montagna brulla, infida e inaccessibile, covo esclusivo di banditi e latitanti.

Eravamo smarriti e increduli, un moto di ribellione e rabbia cominciava a pervadere le nostre coscienze, non ci riconoscevamo nei disegni di chi voleva rendere sempre più marginale una delle montagne più interessanti del Mediterraneo. Avevamo da tempo imparato a conoscere e amare un altro Aspromonte: quello che ha in sé i caratteri alpestri e mediterranei, che è aspro e selvaggio e, al tempo stesso, dolce e lussureggiante, che è ricco d'acqua e subisce periodicamente la furia devastante delle sue fiumare, che appare abbandonato dall'uomo ma conserva evidenti le tracce del suo passaggio e della sua operosità, che custodisce gelosamente i suoi segreti ma si svela a chi lo percorre con il gusto della scoperta e dell'avventura.

Abbiamo incontrato nuovi compagni di viaggio e con essi abbiamo dato vita ad una esaltante esperienza culturale ed operativa cui abbiamo dato il nome di GEA - GRUPPO ESCURSIONISTI D'ASPROMONTE.

Ponte di fortuna
Ponte di fortuna
Percorrendo gli impervi sentieri che attraversano l'Aspromonte ci siamo spinti fino alle Serre e, lungo ogni sentiero abbiamo riscoperto il fascino della Storia, intesa come traccia indelebile del cammino dell'uomo e tutt'intorno la magnifica espressione della natura: la memoria di fatti ed eventi che si intreccia indissolubilmente con la montagna, gli alberi, i frutti del bosco e l'acqua cristallina delle fiumare.

Abbiamo studiato, individuato, dotato di segnavia e riattivato oltre 300 km dei vecchi sentieri che hanno costituito, per lungo tempo, le uniche vie di collegamento tra i centri abitati dell'Aspromonte e che conservano, ancora intatto, il loro fascino.

Abbiamo contribuito a creare le condizioni per la corretta fruizione della montagna attraverso la pratica dell'escursionismo convinti come siamo che l'ambiente naturale va riscoperto anche come "valore" economico, sociale e culturale. Sono decine di milioni gli escursionisti in Italia e in Europa, un esercito pacifico che, nelle aree montane più attrezzate, con forti richiami alle tradizioni, ha rivitalizzato il tessuto sociale ed economico fatto di piccole imprese, di agriturismo, di artigianato, di agricoltura e di buona cucina.

Piani del Brigante
Piani del Brigante
Le numerose iniziative editoriali, finalizzate alla promozione dell'escursionismo ma anche e sopratutto alla promozione dell'immagine dell'Aspromonte, vanno di pari passo con la ricerca sul territorio.

Ci siamo battuti per la costituzione del Parco Nazionale perché crediamo che il recupero socio-economico e le prospettive di sviluppo dell'Aspromonte saranno tanto più possibili quanto più la coscienza collettiva riscoprirà e farà propri i valori di questa montagna, la sua cultura, le sue tradizioni e le sue potenzialità ed indirizzerà i comportamenti dei singoli e delle Istituzioni nel solco di un corretto e proficuo rapporto con l'ambiente.

Oggi, non più ragazzi, sempre più numerosi, continuiamo a percorrere i sentieri d'Aspromonte per godere della bellezza della montagna, per conoscere e per capire, per dare concretezza al nostro impegno civile che, lungo quei sentieri, intravede anche i sentieri della ragione e della tolleranza, dello sviluppo e dell'operosità.