Sentiero "Bova - Delianuova" - Sulle orme degli antichi greci

La storia

Successivamente alla fondazione di Bova gli abitanti di Delia, cittadina fondata da popolazioni di origine greca alla foce del S. Pasquale, tra l'attuale Bova Marina e Palizzi, costretti dalle frequenti incursioni provenienti dal mare, risalirono i crinali aspromontani alla ricerca di luoghi più sicuri e difendibili.

Molti di essi si stabilirono a Bova, altri si sparpagliarono sulla spalliera ionica dell'Aspromonte, altri ancora lo valicarono per fondare, nei pressi di Pedavoli, l'antica Paracorio.

Oggi Pedavoli e Paracorio sono i due nuclei caratterizzanti Delianuova, importante centro aspromontano a ridosso della Piana di Gioia Tauro. Fino alla metà del XIX Secolo il sentiero tracciato dagli abitanti di Delia ha alimentato intensi scambi tra le popolazioni di Bova e Paracorio legate da vincoli di affetto e fraternità che si cementavano in occasione delle feste patronali dei due paesi.

I Bevesi andavano a Paracorio in occasione della festa di S. Domenica ed i Paracoriati andavano a Bova per festeggiare S. Leo.

La costruzione di più comode strade rotabili e l'inarrestabile esodo delle popolazioni montane verso il mare, con il conseguente abbandono delle attività tipiche del mondo agricolo e pastorale, hanno fatto perdere al vecchio tracciato la sua originaria funzione.

Ma è ancora vivo, nella memoria dei pastori più anziani, il ricordo dei viaggi a piedi attraverso l'Aspromonte: da bambini, con i loro genitori, partivano di notte per raggiungere di buon mattino, dopo lunghe ore di cammino, i mercati. Il mulo, carico di derrate, era il loro insostituibile compagno di viaggio.

Oggi l'antico sentiero, che anche Norman Douglas, viaggiatore inglese, ha percorso e brevemente descritto nel suo "Old Calabria", non è più percorso da pastori e muli.

Individuato e rivisitato dal GEA, nell'ambito delle attività volte a dotare l'Aspromonte di una rete di itinerari per escursionisti, esso rivive oggi per gli appassionati di montagna e per gli escursionisti che, percorrendolo, assaporano il fascino della storia intesa come traccia indelebile del cammino dell'uomo. E intorno alla storia c'è la magnifica espressione della natura con le sue forme, i suoi colori e i suoi sapori. 

Le caratteristiche

Il sentiero si sviluppa in zone scarsamente antropizzate ma interessanti dal punto di vista naturalistico e paesaggistico. L'escursionista, percorrendolo, avrà modo di venire a contatto e di apprezzare le peculiarità dell'estrema montagna meridionale: la grande fiumara Amendolea, lo sfasciume geologico dell'Aspromonte orientale, i paesi abbandonati, la macchia mediterranea, il manto forestale dell'Aspromonte occidentale, i caratteristici Piani.

Lungo il sentiero, se si esclude il rifugio Barca a Camelia e il Casello Forestale di Pesdavoli (è necessaria la richiesta per l'utilizzo), l'escursionista non troverà alcun punto di appoggio. Del tutto inesistenti sono le possibilità di approvvigionarsi di generi di prima necessità.

Per questo motivo le cinque tappe descritte rispondono più all'esigenza dell'escursionista che vuole percorrere solo alcuni tratti del sentiero che a quella di chi vuole percorrerlo nella sua interezza. Quest'ultimo potrà modulare le tappe secondo le proprie esigenze.

Le tappe

  • Prima tappa: da Bova a Roghudi
  • Seconda tappa: da Roghudi a Pesdavoli
  • Terza tappa: da Pesdavoli a Materazzelli
  • Quarta tappa: da Materazzelli a Carmelia
  • Quinta tappa da: Carmelia a Delianuova  

 

SENTIERO "BOVA - DELIANUOVA" - prima tappa: da Bova a Roghudi

  • Altitudine: minima 370 m., massima 1000 m.
  • Tempo di percorrenza: 4/5 ore
  • Difficoltà: E
  • Segnavia: rosso-bianco-rosso

Bova, con le strette viuzze, le vecchie case e i palazzi nobiliari, le innumerevoli chiese e i resti del castello, è il più importante centro della Calabria grecanica.

Arroccato a 900 m.slm, il paese conserva intatto il fascino del tempo che è amplificato dal silenzio e da stupendi scorci panoramici.

Dal centro del paese ci si incammina verso la strada asfaltata che porta ai Piani e la si segue per circa un chilometro prima di imboccare, sulla sinistra, la strada in cemento che scende verso Amendolea. Dopo circa venti metri ci si immette, sulla destra, nel sentiero che scende fino alla contrada Lestizzi (m.665).

Il sentiero, un tempo unica strada percorribile tra Bova e Roghudi, in parte scavato nella roccia e in parte acciottolato, si snoda a mezza costa con andamento sinuoso. La vegetazione, costituita in prevalenza da quercia, leccio e castagno, è rada ma, nelle zone umide, in prossimità dei valloni, diventa rigogliosa e presenta un fitto sottobosco.

Superata la contrada Lestizzi, con le numerose case rurali, alcune delle quali abitate da pastori che producono ottimo formaggio e ricotta, si prosegue, sempre a mezza costa, fino ai casolari abbandonati della località Spartusu (m.671).

Le ricorrenti piogge e i conseguenti smottamenti causano, in alcuni tratti, delle interruzioni facilmente superabili. Il sentiero continua a degradare dolcemente ora insinuandosi nei profondi valloni che, specie nel periodo invernale, fungono da collettori d'acqua che poi riversano nell'Amendolea, ora aprendosi nella vallata, per offrire suggestivi scorci del basso corso della fiumara fino al mare.

Alla località Noì (m.516) con i suoi terrazzamenti, le diffuse coltivazioni ed i numerosi casolari e masserie sparsi per la montagna si intercetta una strada sterrata, aperta di recente. La si segue, in salita, per poche decine di metri quindi si piega a sinistra per riprendere il sentiero che conduce, in pochi minuti, ad un casolare abbandonato in posizione dominante rispetto alla fiumara Amendolea che scorre un centinaio di metri più a valle.

Dal casolare si scende repentinamente fino a raggiungere uno spuntone, caratterizzato anch'esso da una vecchia costruzione abbandonata. Si prosegue verso destra, sempre in discesa, ma più dolcemente. Il sentiero disegna un'ampia curva e attraversa un vallone prima di immettersi in un ampio relitto fluviale, un tempo coltivato, che ha le caratteristiche di un pianoro sollevato di pochi metri rispetto al greto della fiumara.

Ai margini del pianoro ancora una costruzione abbandonata e, nei suoi pressi, sulla destra, il passaggio obbligato per la fiumara (m.370).

Si prosegue lungo il greto della fiumara, a volte largo oltre cento metri, preferendolo al sentiero, scavato nella roccia, interrotto in più punti dalla furia delle acque, dagli smottamenti e dalle frane che sono la caratteristica dell'Aspromonte orientale.

Anche nel periodo estivo, quando la portata d'acqua è minima, sarà necessario attraversare più volte le limpide acque della fiumara, fino a quando, superata una delle innumerevoli anse, non appare in tutta la sua suggestiva bellezza il vecchio abitato di Roghudi (m.527).

Una caratteristica stradina a gradoni, partendo dalla fiumara, si insinua tra le vecchie case e attraversa in tutta la sua lunghezza il paese abbandonato.

 

SENTIERO "BOVA - DELIANUOVA" - seconda tappa: da Roghudi a Pesdavoli

  • Altitudine: minima 527 m., massima 1385 m.
  • Tempo di percorrenza: 3/4 ore
  • Difficoltà: E
  • Segnavia: rosso-bianco-rosso

Dalle ultime case di Roghudi (m.527) ci si incammina lungo la vecchia strada che collegava il paese a Ghorio di Roghudi. Si evita, così, il percorso più lungo e tortuoso della strada asfaltata che tuttavia si attraversa, più a monte, nei pressi di Ghorio di Roghudi, per proseguire lungo il sentiero che sale, in forte pendenza, in direzione Nord.

Dopo qualche minuto di ascesa si notano, sulla destra, le case alte dell'abitato di Glorio di Roghudi (m.725).

Si prosegue, sempre in salita, lungo il crinale. Questo tratto dell'itinerario è caratterizzato dall'aridità del terreno, da pittoreschi muri a secco, ancora ben conservati, dalla quasi totale assenza di vegetazione e da una splendida e inusuale vista di Roghudi e della fiumara Amendolea.

La traccia del sentiero si perde quasi quando si raggiunge un pianoro (m.884) con una giovane pineta ai margini. é questo il luogo ideale per tirare il fiato.

Si riprende la salita seguendo il sentiero, appena tracciato sul terreno arido e pietroso e si aggira, sulla sinistra, quota 1156. Il sentiero, in questo tratto, è scavato nella parete di roccia e il paesaggio, vagamente alpestre, offre scorci suggestivi.

Superato il Passo Vividdo (m.1105), caratterizzato da una macchia di verde indicata per una breve sosta, si sale ancora fino a monte Cavallo (m.1331).

Il sentiero ha sempre il fondo in pietra o è scavato nella roccia ma la vegetazione, rada fino ai 1200 m., comincia ad infittirsi.

Si prosegue con qualche saliscendi fino a superare una imponente frana che scarica continuamente terra e pietre nel greto dell'Amendolea. Di fronte, nel versante opposto della fiumara, l'impressionante spettacolo di una intera montagna che scivola inesorabilmente a valle: la frana Colella.

Per qualche centinaio di metri si procede su terreno instabile e accidentato poi, dolcemente e in leggera salita, il sentiero conduce alle pinete di Pesdavoli (m.1385).

Ci si inoltra nelle pinete, si supera un fiumiciattolo, e ci si immette, piegando a destra, nella strada sterrata che conduce al Casello Forestale di Pesdavoli nelle cui immediate vicinanze ci si può rifornire d'acqua.

A Pesdavoli si può allestire il campo o pernottare, se preventivamente autorizzati, al Casello.

 

SENTIERO "BOVA - DELIANUOVA" - terza tappa: da Pesdavoli a Materazzelli

  • Altitudine: minima 1385 m., massima 1825 m.
  • Tempo di percorrenza: 3/4 ore
  • Difficoltà: E
  • Segnavia: rosso - bianco - rosso

Lasciato il Casello Forestale di Pesdavoli (m.1385) ci si immette, piegando a sinistra, nella strada sterrata che ha preso il posto del vecchio sentiero e che corre, in leggera ma costante salita, lungo il crinale.

Dominatore, in questo tratto, è il pino laricio che, più avanti, lascia spazio principalmente all'abete e al faggio.

Numerose sono le deviazioni, ora a destra, ora a sinistra, che si incontrano lungo il percorso.

Dopo circa tre ore di piacevole cammino, caratterizzate da un lento succedersi di scorci incantevoli, si incrocia la strada asfaltata che da Gambarie conduce a Polsi. La si attraversa e si prosegue lungo il sentiero ancora per qualche centinaio di metri fino a quando il bosco si apre per fare spazio alla verde radura di Portella Materazzi o Materazzelli (m.1825).

Nella cartografia IGM 1:50.000 tale località è erroneamente indicata come Monterozzelli.

A Materazzelli si può allestire il campo e ci si può rifornire di acqua potabile ad una sorgente che sgorga a poche centinaia di metri dalla radura.

 

SENTIERO "BOVA - DELIANUOVA" - quarta tappa: da Meterazzelli a Carmelia

  • Altitudine: minima 1305 m., massima 1825 m.
  • Tempo di percorrenza: 3/4 ore
  • Difficoltà: E
  • Segnavia: rosso - bianco - rosso

Dalla radura di Portella Materazzi (m.1825) ci si incammina lungo la strada asfaltata, in direzione Nord-Est. Nei pressi di una radura, subito dopo avere superato una spalletta in cemento e pietra, si piega a sinistra per immettersi in un sentiero che degrada dolcemente tra giovani faggete e suggestive radure caratterizzate dal ginepro strisciante, da faggi solitari e da pittoreschi polloni.

Superato un ruscello si prosegue, in leggera salita, fino alla località Serro Falcone (m.1782). Si piega a destra, appena arrivati ad un bivio, e si prosegue a mezza costa. In questo tratto il sentiero è pianeggiante e ombreggiato (prevalente è il faggio) ed attraversa numerosi rigagnoli che tendono ad inaridirsi nel periodo estivo. Si giunge così ad una verde radura, ideale per una breve sosta, attraversata da un ruscello dalle acque cristalline che scorre nel Vallone dell'Acqua Selvaggia (m.1742).

Si prosegue e, dopo pochi minuti, ci si immette nella strada asfaltata che scende da Montalto verso San Luca, sul versante ionico dell'Aspromonte, e Carmelia, su quello tirrenico.

Si segue, per qualche centinaio di metri, l'asfalto.

Alla località Tabaccari (m.1691), una splendida radura che la fioritura primaverile colora di bianco, si riprende il sentiero che, immerso in una giovane faggeta, si snoda lungo la linea di crinale, supera la località Pietra Tagliata (m.1751) e segue, nella sua interezza, il Serro di Pietra Tagliata. Da qui, con una breve discesa tra i faggi, si guadagna Portella Cannavi (m.1596) con la sua ampia radura concava degradante a Sud-Est.

Si piega a sinistra, lasciando definitivamente gli scenari che offre il versante orientale dell'Aspromonte, e si scende ripidamente tra i boschi seguendo il sentiero che corre accanto ad un fiumiciattolo.

Arrivati quasi ai piani (m.1321) si incrocia il Sentiero del Brigante, che corre in direzione Nord-Est, e, subito dopo, ci si immette nella strada asfaltata che ha preso il posto del vecchio sentiero.

Dopo poche centinaia di metri appare l'Azienda Versace, la Chiesetta adiacente al casello della Forestale, la fontana e, tutt'intorno, le famose pinete dei Piani di Camelia (m.1305).

A Carmelia è possibile allestire il campo o pernottare, se preventivamente autorizzati, nel casello della Forestale. é anche possibile, specie nella bella stagione, consumare il pasto presso una delle trattorie che sorgono nella zona o presso il rifugio Barca.

 

SENTIERO "BOVA - DELIANUOVA" - quinta tappa: da Carmelia a Delianuova

  • Altitudine: minima 530 m., massima 1305 m.
  • Tempo di percorrenza: 2/3 ore
  • Difficoltà: E
  • Segnavia: rosso - bianco

Lasciata Carmelia (m.1305) si segue la strada asfaltata che scende a Delianuova e, dopo un centinaio di metri, si piega a destra seguendo sempre una strada asfaltata, meno importante, che serve le decine di case rurali, spesso fatiscenti, popolate per lo più nel periodo estivo o, comunque, nei periodi utili per la semina ed il raccolto.

All'altezza di una fontana sistemata sul ciglio della strada, ci si immette, piegando a sinistra, nella pineta e la si attraversa fino ad arrivare al limite dei piani in posizione dominante e panoramica. Da qui lo sguardo può spaziare dalle Isole Eolie a Capo Vaticano, dai piani di Junco alle montagne che li sovrastano.

A questo punto il sentiero scende decisamente tra boschi di leccio. Superato il Puntone di Laccu (m.976) lascia, sulla destra, una frana di notevoli dimensioni e continua a scendere, più dolcemente, fino a quando si allarga in una più comoda strada sterrata. In questo tratto il leccio lascia spazio al castagno e a una fitta vegetazione di sottobosco.

All'altezza di un casolare, nei cui pressi sgorga una sorgente, si piega a destra e si prosegue, sempre in discesa, lungo la strada sterrata che, con un ampio giro, si porta a ridosso delle case alte di Delianuova.

Quando il Paese, con il suo caratteristico impianto, appare alla vista, si abbandona lo sterrato per un sentiero che scende ripidamente tra bassa vegetazione di sottobosco e grandi alberi di castagno.

Nell'ultimo tratto si confonde quasi con un rigagnolo che viene giù dal vallone. Giunti alla strada asfaltata (m.530), all'altezza di un vecchio mulino di cui sono ancora evidenti i resti, si piega a sinistra e, dopo pochi minuti di cammino in salita, si entra a Delianuova (m.591).