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Aspromonte, i sentieri dell'anima PDF Stampa E-mail

Loredana Nicolò - GAZZETTA DEL SUD 03/02/2011

Il Gruppo escursionisti d'Aspromonte (Gea) ha festeggiato con una conviviale a monte Scirocco i 25 anni della sua costituzione.

Il traguardo di un quarto di secolo vita è significativo di una scelta felice e di un impegno coerente con gli scopi associativi che si riassumono in poche parole: attraverso il contatto diretto con la montagna il Gea si propone di promuovere l'immagine, la storia, la cultura, le tradizioni dell'Aspromonte e di dotarlo di una rete di sentieri funzionale allo sviluppo economico e sociale.I sentieri del comprensorio di Gambarie, il Sentiero del Brigante, quello che collega Bova a Delianuova e Samo a Montalto, le carte per gli escursionisti, le guide ai sentieri, la "Rosa dei Venti" di Montalto testimoniano, con le attività culturali e promozionali, un impegno mai venuto meno. Ne parliamo con il presidente del Gea, dott. Sandro Casile. – Durante questi lunghi anni l'immaginario legato alla nostra montagna ha subito mutamenti? «L'Aspromonte non è più quello di venticinque anni fa. C'è una nuova attenzione per la montagna e si va ridefinendo, dopo la costituzione dell'Ente Parco, il suo ruolo nel processo di sviluppo. La strada da percorrere è ancora lunga e il Gea non farà mancare il proprio contributo». – Parco dell'Aspromonte: la sua estensione, e le conseguenti limitazioni, hanno creato non pochi malumori, una per tutte la decisione del Comune di Mammola di attivare le procedure per l'uscita dal Parco. Che ne pensa? «È un segnale preoccupante, da non sottovalutare. Le motivazioni addotte, infatti, vanno ben oltre l'ambito locale e mettono in discussione la funzione stessa del Parco e la sua capacità di essere attore principale dello sviluppo delle aree montane e rurali. Nonostante siano trascorsi 17 anni dalla sua costituzione, l'Ente Parco, che pure ha attivato numerosi interventi per il recupero dei paesi montani e pedemontani, appare come un'entità distante dalle popolazioni che, avendo da tempo abbandonato la montagna, non riescono a percepire i segni del possibile cambiamento e, a causa della carenza delle infrastrutture tipiche delle aree montane, non traggono alcun beneficio dal patrimonio naturale, ambientale, storico e culturale che la montagna custodisce». – Pare proprio che il "nodo" sia sempre quello della capacità di far delle nostre risorse un reale volano di sviluppo: cosa suggerisce il Gea? «In un territorio destinato a Parco, l'infrastruttura principale, l'unica in grado di attrarre visitatori, è un'adeguata rete di sentieri per escursionisti. Essi sono parte qualificante del paesaggio, ne custodiscono la storia e assumono un ruolo fondamentale nel processo di sviluppo endogeno. I nuovi modelli culturali privilegiano il ritorno alla relazione tra turisti/escursionisti e residenti, e questa relazione è possibile, e assume valore economico, laddove il territorio è in grado di esprimere una forte identità culturale e un ambiente naturale integro. La funzione dei sentieri, in quest'ottica, è quella di legare e dare continuità e armonia al paesaggio rurale e montano mettendone in relazione elementi imprescindibili quali l'impianto urbanistico dei centri abitati e la loro capacità di accogliere, il richiamo alla memoria storico-antropologica, la tipicità delle produzioni artigianali e agro-silvo-pastorali. Purtroppo gran parte della popolazione d'Aspromonte e dei suoi amministratori non riconosce ancora la loro funzione strategica, per questo motivo il Gea ha in programma un'articolata opera di sensibilizzazione volta al coinvolgimento degli attori locali nelle attività di promozione e gestione delle opportunità offerte dall'escursionismo». – Dunque, la sentieristica non è solo utile ma indispensabile per la fruizione, e quindi la valorizzazione, del territorio montano? «Alle associazioni va il merito di avere intuito da tempo che il recupero delle antiche vie di comunicazione è la risposta alle esigenze di sviluppo e protezione del paesaggio rurale e montano. È però compito del Parco, anche attraverso il confronto e la collaborazione con le associazioni, far sì che i sentieri, da semplici segni sulle carte topografiche, catalogati, descritti, censiti e accatastati, diventino, attraverso concrete azioni di manutenzione, unite alla promozione e al sostegno delle attività connesse all'escursionismo, elemento distintivo del Parco e motivo di richiamo».
 

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